martedì 16 ottobre 2012

A Ferragosto Ma Non Solo: La Ricetta Romana Del Pollo Coi Peperoni


La cucina romana tradizionale e’ ricca di ricette collegate a particolari momenti dell’anno o a ricorrenze: tutti i romani infatti possono vantare ricordi di raduni familiari estivi, dove si portavano a tavola le ricette tradizionali della cucina romana, spesso davvero poco estive.
Immaginatevi per esempio il Ferragosto: difficile pensare di riuscire a mangiare qualcosa di “pesante”... e invece caldo e afa non hanno impedito alle nonne romane di preparare per anni il tradizionale e imprescindibile Pollo con i Peperoni del 15 Agosto!
Sdoganato oramai da “vincoli temporali”, il Pollo con i Peperoni, tipico piattodella cucina romana, è adatto per tutti coloro che amano la cucina ricca e casereccia, proprio come quella delle nonne romane, ed è buonissimo mangiarlo ogni giorno dell'anno!
Per gustarlo si puo' andare nei migliori ristoranti tipici di Roma, oppure si puo' preparalo a casa. Come tradizione vuole, per prepararlo e’ necessario usare solo ingredienti di prima scelta, e freschi. I peperoni di stagione sono il sapore predominante. Del pollo ci vogliono tutti i pezzi, quindi si utilizza un pollo intero, e i peperoni proprio di tutti i colori. Gli ingredienti quindi sono:
  • un pollo
  • aglio
  • vino
  • sale e pepe
  • pomodori freschi da sugo o pelati
  • peperoni
Prima di tutto si fa il pollo in pezzi piccoli, perche’ durante la cottura in questo modo prendono piu’ sapore. Si mette l’aglio a scaldare con l’olio in una bella pentola alta, senza farlo bruciare, ( per chi volesse, lasciandolo intero e’ possibile toglierlo per non esagerare col sapore di aglio), poi si aggiungono i pezzi di pollo che vanno fatti rosolare per qualche minuto, dopodiche’ si aggiunge un po’ di vino che si fa evaporare. Quando il vino sara’ evaporato si aggiungeranno i peperoni tagliati a listarelle grandi, mai troppo piccole altrimenti si scioglieranno nel sugo durante la cottura, e una volta che saranno rosolati anche i peperoni, verranno aggiunti i pomodori. Si puo’ usare anche la polpa o la passata. A questo punto si aggiusta di sale e pepe, si copre e si lascia cuocere a fuoco basso per circa 50 minuti, girando di tanto in tanto.
Quando sara’ un po’ stretto il sugo, il piatto sara’ pronto, e non resta che servire. L’importante pero’ e’ che vi siate equipaggiati di un bel filone di pane, per non perdere il meglio del piatto, e cioe’ la classica e casareccia “scarpetta”!  

mercoledì 3 ottobre 2012

Pasta alla Gricia: un’Amatriciana mancata o l’originale?

Pasta alla Gricia, chissa' quante volte l'avete cucinata o mangiata senza sapere che si tratta della ricetta originaria della piu’ conosciuta pasta all'amatriciana. La Pasta alla Gricia e' infatti un piatto tradizionale del Lazio e si trova nel menu’ dei migliori ristoranti di Roma perche' e' tipico della cucina romana e laziale, mentre la pasta all'amatriciana e' diventata famosa in tutta Italia. Non a caso le due ricette sono molto simili: entrambe utilizzano il guanciale, il pecorino romano e il pepe, ma l'amatriciana aggiunge il pomodoro che manca del tutto alla Pasta alla Gricia. Il motivo e’ nella storia della ricetta.

La Pasta alla Gricia e’ infatti un’invenzione dei pastori laziali che con i pochi ma tipici ingredienti sempre reperibili nella regione scoprirono questo abbinamento semplice quanto squisito. La salsa di pomodoro manca percio’ nella ricetta tradizionale perche' non esisteva ancora tra gli ingredienti disponibili. L’invenzione della Pasta alla Gricia risale infatti al medioevo e a quei tempi il pomodoro non era ancora stato importato in Europa!

Ma come si prepara la vera Pasta alla Gricia?

Gli ingredienti sono il guanciale, il pecorino romano e il pepe. Bisogna innanzitutto privare il guanciale della cotenna e tagliarlo a listarelle di media grandezza, per una giusta cottura. Il guanciale a listarelle va poi rosolato in padella antiaderente e a fuoco medio/basso, fino a che iniziera’ a perdere il suo grasso e a formare un profumato sughino.

A questo punto si puo' procedere a scegliere il formato della pasta. QUi potete sbizzarrirvi perche' la Pasta alla Gricia si sposa bene con qualsiasi tipologia: se amate il sapore della pasta lunga, gli spaghetti, i bucatini o i tonnarelli sono ideali, ma se preferite il gusto dei formati corti non potete che scegliere i rigatoni. Attenti solo a non salare troppo l'acqua perche' il guanciale e il pecorino romano sono gia' saporiti.

Appena la pasta e’ al dente scolatela, conservando l'acqua di cottura per allungare il sughino del guanciale. Aggiungete pepe e pecorino romano a volonta' e saltate poi tutto in padella. Il piatto e’ servito.

Ma se la ricetta vi ha tentato, non rinunciate all’occasione di provarla in un’osteria tipica romana nel centro storico della citta’, per scoprire quel gusto rustico ma allo stesso tempo raffinato della cucina tradizionale romana accompagnata anche da un’ottima scelta di vini.

Pasta alla Gricia o Amatriciana, allora? Difficile scegliere, ma in questi casi e’ gustoso farlo.


martedì 7 agosto 2012

In Estate largo alla Frutta... anche per i Dolci!


Con la stagione estiva le abitudini alimentari cambiano, si prediligono cibi freschi e leggeri, come frutta e verdura. Spesso un buon gelato diventa un degno sostituto del pasto, meglio quando è accompagnato da frutta fresca di stagione, permettendoci di soddisfare la voglia di dolce senza appesantire.

Stessa cosa accade anche quando si esce a cena, in uno dei ristoranti tipici romani, magari dopo una passeggiata nel centro di Roma al tramonto, quando la calura estiva sembra dare un po’ di tregua. Al momento del dolce è difficile rifiutare, specie se si è optato per una cena leggera, o addirittura per un piatto unico completo, come una ricca insalata o una focaccia leggera cotta nel forno a legna.

Eppure quando si viene al dunque la scelta diventa difficile, la voglia di dolce è forte, ma allo stesso tempo si vorrebbe qualcosa di fresco e leggero. Ecco quindi che il dito scorre sul menù alla ricerca di dessert sfiziosi alla frutta. Tra le ricette più gettonate ci sono le cheesecake, fresche torte a base di formaggio cremoso guarnite con gelatina e frutta fresca. Sono facili da preparare e ne esistono persino versioni che non richiedono cottura, evitando quindi, con gioia del cuoco, l’accensione del forno.

Altro dolce molto simile alla cheesecake, ma decisamente più leggera è la torta allo yogurt, anche questa non richiede cottura e può essere decorata a piacimento con tanta frutta fresca, ideale per chi preferisce il sapore delicato dello yogurt. Altro classico intramontabile è la celeberrima crostata alla frutta, in cui la base di fragrante pasta frolla accoglie una fresca crema sovrastata da frutta fresca, e gelatina.

In questo caso le varianti sono davvero tantissime e spesso le ricette fanno parte del bagaglio culturale e tradizionale del ristorante. C’è chi utilizza la ricotta aromatizzata per la crema, chi preferisce decorarla come una normale crostata e lasciare la frutta all’interno della “gabbia” di pasta frolla, e ancora chi preferisce che la frutta sprofondi all’interno.

Insomma le possibilità per gustare un dolce fresco alla fine di una cena estiva ce ne sono a centinaia, basta individuare l’osteria tipica romana del centro che più vi ispira, e lasciarvi trasportare dal gusto della loro ricetta tradizionale per la torta ai frutti di bosco, che in estate sono una vera delizia.

mercoledì 25 luglio 2012

I Pomodori ripieni di Riso: un Classico senza tempo della Cucina Romana


Le ricette estive si colorano di ortaggi, verdura e sapori avvolgenti, quasi sempre light, ma senza rinunciare al sapore, all'inventiva e alla tradizione in tavola. I Pomodori alla Romana ripieni di riso sono un piatto leggero, gustoso e facile da cucinare, ottimo per dare sapore all'estate. Ma come si preparano?

La ricetta e' molto semplice e appartiene alla tradizione romana, percio' ha anche un sapore ricco e prelibato. Gli ingredienti sono iPomodori Ramati, ideali per il sapore dolciastro, il Riso classico che assorbe piu' liquidi e le Patate, insieme a qualche spezia:basilico, prezzemolo o mentuccia, olio extravergine, sale e pepe.                                             
Pomodori_ripieni_di_riso
Innanzitutto bisogna tagliare la calotta dei pomodori piu' grossi dalla parte opposta al picciolo per svuotarli della loro polpa. I pomodori tagliati e svuotati vengono poi cosparsi con un pizzico di sale e capovolti. Attenzione pero' al taglio: il picciolo e' la base su cui si reggera' il pomodoro ripieno!

La polpa ricavata deve essere tritata insieme alle spezie: un piccolo spicchio d'aglio, prezzemolo o mentuccia, un goccio d'olio, sale e pepe. La salsa ottenuta si amalgama poi con il riso, crudo, e si conserva in frigo a riposare per circa un'ora. Nell'attesa pelate e insaporite le patate. Quando poi il riso avra' completamente assorbito la polpa speziata, si potra' passare a riempire i pomodori vuoti all'inizio.

Una volta farciti con il riso, i pomodori vengono poi richiusi con la loro calotta e infornati insieme alle patate a 230°. La cottura delle patate e la pelle raggrinzita dei pomodori con la calotta leggermente abbrustolita saranno il segno che il piatto e' pronto: una ricetta romana tradizionale ma leggera, ottima anche per le abitudini alimentari dell'estate che impongono di mantenersi in forma!

Ma se con il caldo passa anche la voglia di cucinare, non perdete l'occasione di assaporare questo piatto prelibato nelle migliori osterie tipiche romane che preparano i Pomodori con il Riso secondo tradizione nell'atmosfera suggestiva del centro storico di Roma.

mercoledì 13 giugno 2012

Saltimbocca alla Romana: un piatto intramontabile


Semplice e gustosa. Che gia’ l’idea mette l’acquolina in bocca. Due aggettivi, due comuni denominatori tipizzanti la cucina romana, decisamente appropriati per una serie di ricette, succulente e di rapida e schematica preparazione. Come i saltimbocca alla romana, un’icona tra i secondi italiani conosciuti in tutto il mondo e – senza alcun dubbio – il piu’ rappresentativo quanto a cucina romana. Pellegrino Artusi, celebre gastronomo italiano della seconda meta’ del 1800 assaggio’ il saporito piatto verso la fine del secolo in una storica trattoria romana.  

Noce di vitello (parte morbida e gustosa del giovane animale), prosciutto crudo, salvia, sale, pepe, vino bianco secco (esiste la variante al marsala) e burro.  Quatto fettine di carne bianca magra, ciascuna da 70-80 grammi, sono la quantita’ ideale per realizzare due porzioni da leccarsi i baffi. Una volta rimossi eventuale grasso e nervetti, le fettine di noce di vitello vanno avvolte in un foglio di carta da forno e battute con il batticarne per renderle maggiormente sottili.

Su di esse si adagiano le fettine di prosciutto crudo gia’ tagliate. Sul morbido manto – a quel punto – si corica la foglia di salvia, preventivamente lavata ed asciugata, che attraverso uno stuzzicadenti viene assicurata allo strato di carne e prosciutto, dando vita al saltimbocca. Nel frattempo bisogna sciogliere in padella 30 grammi di burro; quando esso comincera’ a sfrigolare sara’ il momento giusto per posare i saltimbocca in padella, dove si devono rosolare un paio di minuti per lato. Quindi si versano 100 ml di vino bianco seccoed si attende che il tutto sfumi, prima di salare e pepare e servire gli squisiti saltimbocca caldi, condendoli con il saporito sughetto del fondo di cottura.

C’e’ chi l’infarina prima di metterli in padella, chi li arrotola attorno allo stuzzicadenti, chi usa l’olio in luogo del burro. Per quante variantiproverete ad introdurre, risultera’ difficile non apprezzare appieno la loro bonta’. Da soli o con contorno di verdure, patate o carote, i saltimbocca restano sempre un eccellente secondo piatto, ideale prosecuzione di un pasto iniziato magari con una bella amatriciana o carbonara.

giovedì 17 maggio 2012

S.P.Q.R. in Cucina: Salse, Pavoni e Quadrupedi Ripieni


Marco Gavio, soprannominato Apicio, era un famoso buongustaio dell'antica Roma che durante il periodo imperiale si dedicava a stravaganti abbuffate scegliendo con cura piatti artificiosi ed eccessivi. Nato intorno al 25 A.C., regnò sotto Tiberio ed utilizzò gran parte del suo imponente patrimonio per sperimentare tutto ciò che la sua fantasia culinaria potesse suggerirgli. 

Sono leggendarie le sue ricette con calli di dromedario, triglie innaffiate di garum” e creste di volatili. Il garum era una salsa piccante dal profumo molto intenso, creata con sale e pesce la cui mescolanza di carne e interiora veniva essiccata al sole. I Romani la utilizzavano su ogni tipo di alimento, dalle verdure, alla carne, ai primi piatti; lo stesso Apicio vi condiva quasi tutte le pietanze e la ritenne così scontata all'interno della sua cucina da non sentire neanche l'esigenza di trascriverne la preparazione per i posteri. 

Il libro di Marco Gavio, De Re Coquinaria è un testo divenuto un classico dell'antica arte culinaria romana e contiene una raccolta di ricette del grande chef del tempo e di altri autori aggiuntisi in periodi successivi. Al contrario dell'epoca repubblicana, caratterizzata dalla frugalità alimentare, nell'età imperiale, dopo la conquista di numerosi territori e l'apertura a differenti culture gastronomiche, cibi esotici e improbabili al nostro moderno sguardo, fecero il loro ingresso nelle tavole dei nobili romani. 

L'Imperatore Vitellio gustava prelibatezze come cervelli di pavone, quadrupedi farciti e lingue di fenicotteri. L'Impero fece del suo meglio per mescolare, elaborare, sorprendere e dissimulare. Sapori e profumi venivano integrati l'uno con l'altro come moderni polpettoni d'avanguardia, in cui tutto si crea e tutto si combina. Maiali, agnelli, cacciagione, volatili e quant'altro venivano disintegrati e trasformati in piatti assai distanti dal modello originale con forme sontuose e spettacolari di incomprensibile provenienza. 

Gli invitati si divertivano a indovinarne il gusto e a individuarne l'origine, così come testimoniano gli spassosi aneddoti della cena del ricco Trimalcione narratici da Petronio nel suo Satyricon. Plinio ci racconta che Apicio faceva ingrassare i maiali e altri animali con i fichi secchi facendo bere loro, prima della macellazione, un mosto dolce per ottenere un fegato (“ficatum”, termine creato in onore di Apicio) succulento e gustoso.

Marco Gavio morì contemporaneamente alla fine dell'impero di Tiberio. Seneca sostiene che assunse del veleno a causa delle ristrettezze economiche in cui era caduto. Magari si trattò solo di una banale indigestione.

mercoledì 4 aprile 2012

Pasqua: dalla Colazione Romana Tradizionale al Pranzo in Centro


La giornata di Pasqua per i romani è all’insegna del cibo fin dal mattino. Non è raro che un romano il giorno di Pasqua ne approfitti per alzarsi di buonora. Appena svegli non ci si accontenterà di certo del triste caffè quotidiano bevuto di fretta, no, ci si accomoderà intorno alla tavola apparecchiata di tutto punto, sulla quale spiccheranno in tutto il loro splendore pietanze dolci e salate tipiche della cucina romanesca. Quasi più che una colazione tradizionale quella di Pasqua a Roma è molto simile a una specie di brunch.

Non esistono rigide direttive per l’allestimento della colazione, perché ogni famiglia ha le proprie usanze e sceglierà le pietanze che preferisce e che non possono mancare sulla tavola. Ci sono però alcuni piatti tipici immancabili in una colazione romana, come la pizza cresciuta, ossia un particolare dolce, molto simile al pan di spagna, gustosa da mangiare insieme alla cioccolata. Immancabile anche questa, specie se in famigila di sono dei bambini che la mattina di Pasqua apriranno le uova di cioccolata ricevute in regalo.

Ma il gusto neutro della pizza cresciuta la rende adatta anche in abbinamento con la corallina, il tipico salame romano, abbinamento che diventa perfetto se si opta per la variante salata della pizza cresciuta, ossia al formaggio. Altro alimento principe della colazione romana sono le uova, simbolo pasquale per eccellenza, cucinate sode o come frittata insieme ai carciofi.

E sono proprio i carciofi, protagonisti incontrastati della cucina romanesca, l’altro alimento che non può mancare sulla tavola della mattina di Pasqua. Cucinati alla giudìa o insieme alla coratella, mantengono il loro primato indiscusso. Ma non sarebbe Pasqua se si finisse con una semplice, anche se abbondante colazione.

All’ora di pranzo infatti la tavola sarà di nuovo imbandita ma questa volta per far posto a rigatoni alla gricia, o all’amatriciana, o a una pasta al forno. Per secondo è di rigore l’abbacchio,  allo scottadito o arrosto, con contorno di patate e ancora gli immancabili carciofi. Ma se siete stanchi per aver già preparato una colazione principesca potete sempre optare per passeggiata salutare in centro con pranzo in famiglia e prenotare un tavolo da noi, per non rinunciare al lunch pasquale, in perfetto stile romanesco.

martedì 13 marzo 2012

Food Therapy: salute e benessere dal cibo


Quando decidiamo di parlarvi di un argomento spesso partiamo da immagini, da canzoni o da frasi popolari che hanno che subito associamo con il tema in questione. Volendo parlare di food therapy ci sono venuti in mente due detti: mens sana in corpore sano, e poi siamo quel che mangiamo.

Guardando qua e la' pero' ci siamo accorti di dover fare subito una distinzione. Un primo filone da considerare e’ di natura estetica, e basa l’utilizzo del cibo e degli alimenti normalmente consumati con l’alimentazione, per la cura del corpo; mentre il secondo filone, che è quello che ci interessa di più, di natura terapeutica, indica come e quali cibi mangiare per combattere patologie e malattie.

Insomma il cibo come fonte di bellezza e salute. Ritorniamo pero’ un attimo ai proverbi. Entrambi fanno riferimento alla tradizione millenaria, delle zone mediterranee, di prestare attenzione all’alimentazione. Infatti una corretta alimentazione riduce il rischio di malattie e consente di mantenere il corpo sano piu’ a lungo. Ed è questo che consideriamo ogni volta che proponiamo un nuovo piatto ai nostri clienti.

Alcuni studi d’oltre oceano hanno messo in evidenza come una corretta alimentazione ricca di minerali possa combattere e prevenire la depressione, migliorando lo stile e la qualita’ della propria vita. Leggendo quali cibi si consiglia di assumere non ci siamo stupiti piu’ di tanto nel notare che si tratta di una dieta simile a quella mediterranea, dove si affiancano frutta e verdure, ricche di vitamine e minerali, a carboidrati e proteine utili a stimolare non solo il fisico ma anche la mente (specie i carboidrati che sono gli zuccheri utilizzati dal cervello). Non  per niente il primo proverbio e’ in latino e non  in inglese…

Pero’ dobbiamo ammettere che e’ la prima volta che sentiamo parlare di poter curare la depressione con il cibo… Non sappiamo quanto potranno essere contenti gli analisti di questa scoperta. Per cui onde evitare le ire dei moderni Freud e Jung, passiamo ad analizzare come viene utilizzato il cibo per fini estetici.

E subito ci imbattiamo in gustosissimi massaggi al cioccolato, che riescono a rilassare il corpo e a dare una sensazione di benessere e serenita’. Le tecniche utilizzate sono pensare per fare in modo che la capacita’ del cacao di produrre endorfine passi attraverso la cute, regalando un immediato senso di benessere. Inoltre l’azione antiossidante rallenta il processo di invecchiamento cellulare, e rende il cioccolato un vero tocca sano, e il migliore amico delle donne.


Piu’ recente, ma altrettanto efficace, e’ l’utilizzo del latte nella cura del corpo. Per cui bere il latte fa bene non solo per tutte le innumerevoli ragioni che conosciamo, ma anche per avere un alleato in piu’ nella lotta contro l’invecchiamento cutaneo, e avere la pelle piu’ liscia, pura e luminosa. Chi lo dice che il latte fa bene solo ai bambini?

lunedì 13 febbraio 2012

Zuppa per due a San Valentino

In attesa del 14 febbraio, gli innamorati desiderosi di sorprendere il partner attraverso l'originalità di un festeggiamento inconsueto, dilettano le proprie menti nella ricerca di proposte irresistibili ed intriganti.

Per un San Valentino alternativo, potremmo rivolgerci al romanticismo della tradizionale cena al ristorante associando la semplicità di ingredienti sani e naturali.

Le zuppe ne sono un brillante esempio. Le apprezzate e rigeneranti zuppe in grado di riscaldare con il loro accogliente tepore il fisico irrigidito dal freddo invernale e predisporre il cuore degli innamorati alla gioiosa tranquillità di una serata  ricca di sapori antichi e genuini.

Oltre alla zuppa di verdure, classica e sempre appetitosa, la zuppa di farro rappresenta una calda e gustosa proposta per un'avvolgente cena tra fidanzati nella giornata a loro dedicata.

Il farro fu universalmente utilizzato da molti popoli fin dall'antichità, grazie alla sua resistenza alle basse temperature e alla peculiarità di poter essere coltivato su terreni non particolarmente fertili.  Apprezzato dalle popolazioni italiche, con esso venivano preparati pane, focacce e polenta, alimenti nutrienti ed economici.

Nella Roma antica l'imponente popolarità che acquistò il farro è attestata dalla Confarreatio, la più antica ed insigne forma di matrimonio che ereditò il suo nome dal prezioso “chicco vestito”( una pellicola ricca di una sostanziosa quantità di fibre, “riveste” il chicco come una seconda pelle che non viene eliminata durante la trebbiatura).

Il rito religioso della Confarreatio, in onore di Giove Farreo, era riservato ai patrizi e obbligatorio per il Rex Sacrorum e prevedeva la presenza del Pontefice Massimo, il Flamine Diale (sacerdote prescelto per il culto di Giove) e dieci testimoni. Gli sposi, con il capo velato, sedevano uniti su seggi coperti da pelle di pecora  e si scambiavano il  panis farreus, una focaccia di farro.

Farro come simbolo d'amore dunque, rinnovabile oggi nella contemporaneità di un San Valentino  festeggiato a cucchiaiate di zuppa a base del prezioso cereale.
Ricco di potassio e fosforo, contiene proteine e aminoacidi e regala una piacevole sensazione di sazietà con un basso apporto calorico ed un alto contenuto di  fibre.
E oggi il farro è l'alimento per un 14 febbraio denso di ardenti incontri culinari, accompagnati da buon umore, salute e linea.

Venite a provare quelle presenti nel nostro menù!

venerdì 23 dicembre 2011

Capodanno a Roma all'Allegro Pachino!

Per un Capodanno diverso dal solito, quest’anno scegli l’atmosfera calda e familiare di un’osteria nel cuore della Capitale, dove festeggiare in allegria l’arrivo del nuovo anno!

Ti aspettiamo in occasione del Capodanno però, con un menù davvero speciale!

Il Cenone si apre con un aperitivo di benvenuto, seguito da un ricco antipasto con carpaccio di salmone al pepe rosa, carciofo alla romana e una freschissima insalata di mare.

Per quanto riguarda i primi piatti, potrai gustare due specialità: ravioli ripieni di cernia e risotto alle erbe aromatiche.
A seguire, i secondi piatti: filetto di orata al forno con patate novelle e fettine di filetto in salsa di mirtillo, intercalate, come da tradizione, da un gustoso sorbetto al limone.

L’intera cena può essere gustata sorseggiando dell’ottimo Chianti o Pinot Grigio, direttamente selezionati dalla cantina dell’Osteria.
Il Cenone si conclude con il dessert e un buon caffè, che ti aiuterà a goderti il resto della nottata più bella dell’anno!

A questo punto non ti resta che prenotare online il Cenone completo al prezzo esclusivo di € 90,00 (bevande incluse): Prenota qui!
Oppure chiama il numero 06 69925682 e riserva il tavolo migliore.
Per maggiori informazioni visita il sito www.osteriaallegropachino.com

martedì 6 dicembre 2011

La nostra cucina vegetariana raccontata da una cliente

Sono molte le persone che per migliorare il proprio stile di vita, per etica o semplicemente per gusto scelgono di diventare vegetariane. E questo spesso comporta dei disagi nel momento in cui si decide di andare a mangiare fuori, sia perche’ gli amici non vegetariani potrebbero aver voglia di una bella bistecca al sangue, sia perche’ non tutti i ristoranti in Italia tengono conto di possibili avventori vegetariani.

cucina_vegetariana_zuppaDa neo vegetariana conosco bene il problema. Mio marito e’ un carnivoro convinto, e ama molto la carne alla griglia e la cucina romana. Alcuni giorni fa eravamo alla ricerca di un ristorante dove cenare gustando piatti tipici romani. Non sapendo dove andare ci siamo fatti consigliare da alcuni amici. Il ristorante in questione si trovava a una ventina di chilometri, ma ci siamo avventurati pregustando l’ottima cucina casereccia tanto decantata.

Arrivati, una scritta mi fa presagire di aver fatto tutta quella strada invano: “Specialita’ carne alla brace”. Confidando in una scelta piu’ vasta ci siamo ugualmente diretti all’interno per chiedere informazioni. Il cameriere, costernato, mi comunica che nel menu’ non c’era un solo piatto senza carne. Perfino i primi prevedevano l’utilizzo di carne per la preparazione.

Sbalordita, e anche un po’ delusa, ho trascinato fuori dal ristorante un marito riluttante che mi fulminava con lo sguardo, maledicendomi per le mie scelte alimentari. Abbiamo girato per altri quaranta minuti alla ricerca di un ristorante che poteva soddisfare i gusti di entrambi. A quel punto ho pensato: “Possibile che un vegetariano non possa mangiare cucina casereccia senza imbattersi in guanciale o lardo?”

Eppure sono tantissimi i piatti tipici della cucina romana in cui non e’ previsto l’uso della carne. Basti pensare alla concia di zucchine, ai carciofi alla giudìa, o anche alle penne all’arrabbiata, e come dimenticare la buonissima cicoria ripassata. Insomma i piatti ci sono, forse quella che manca e’ un’attenzione dei ristoratori a chi non mangia carne. Basterebbe aggiungere un’insalata al menu’.

Per questo mi piace l'Osteria Allegro Pachino a Roma. Il loro menu’ infatti e’ ricchissimo di piatti della tradizione che sia i vegetariani classici sia i vegani possono mangiare, mentre gli amici carnivori si abbuffano di carbonara e abbacchio allo scottadito, a un passo dalla fontana di Trevi.

La Fontana di Trevi nei film

“Lei mi spoglia con gli occhi. Spogliatoio!”. Resta indubbiamente questa la battuta più celebre di “Totò truffa”, esilarante pellicola del 1961 di Camillo Mastrocinque, comunque ricca di gag, battute e fantomatiche situazioni escogitate dall’impareggiabile Totò De Curtis, nel film in perenne combutta con Nino Taranto. Il raggiro che rimane scolpito nella storia del cinema comico italiano è, però, quello riferito alla vendita della Fontana di Trevi.

La più grande e la più celebre fontana di Roma (e forse del mondo), progettata nel settecento da Nicola Salvi e che sorge – trionfo di barocco e classicismo – nel cuore pulsante della capitale, a far da incantevole sfondo alla vita diurna e notturna generata dalla miriade di uffici, negozi,  locali e ristoranti che l’attorniano. Cento lire per ciascuna fotografia scattata. Questo è l’introito che può dar linfa alle casse di colui che è proprietario della maestosa fontana nella quale Fellini fece tuffare nel 1960 Anita Ekberg per la sua “Dolce Vita”.

E così l’inebetito turista americano si fa abbindolare dal geniale Totò che – spacciandosi per proprietario e venditore – un attimo prima era andato a chiedere (come prova del suo diritto) un obolo solidale ad un turista che immortalava la fontana di Trevi. Bottino finale: cinquecentomila lire (caparra intascata prima di dileguarsi) e ricovero psichiatrico urgente per il povero turista che reclamava ai vigili il compenso che i turisti gli negavano.

Le fontane romane: ecco una delle cose che numericamente può essere competitiva con le trattorie ed osterie che pullulano nella città eterna. Ed anche qualitativamente: perché se in osteria si mangia benissimo ed allegramente, le fontane sono altrettanto obiettivamente una più bella dell’altra. In piazza di Spagna la Barcaccia di Gian Lorenzo Bernini, quella del Tritone in piazza Barberini e le due di piazza Navona (dei Quattro fiumi e del Moro), per restare all’opera del grande scultore napoletano. Il Fontanone in cima al Gianicolo, le Quattro fontane sulla via omonima all’incrocio con via del Quirinale, le fonti di piazza Farnese, quelle di piazza San Pietro, la fontana delle Naiadi di piazza delle Repubblica. Possono bastare? Forse è solo la crema di una straordinaria città che è ricca di fontane e... di sorprese.

Il pepe nero: origine e diffusione nella cucina romana

I Romani furono i primi in Occidente a servirsi delle spezie, molto popolari in età imperiale ed utilizzate anche nel periodo successivo alla decadenza dell'Impero, per tutto il Medioevo.

Inizialmente gli ingredienti con i quali venivano insaporite le pietanze erano soprattutto miele e aceto con un predominante gusto agrodolce mentre con bacche, erbe e radici venivano create salse aspre o piccanti. Successivamente furono importate dall'Oriente le spezie che rivoluzionarono in maniera decisiva la cucina dell'epoca.

Gli Arabi introdussero lo zucchero di canna con gli agrumi che sostituirono il miele e l'aceto e attraverso i mercati delle spezie di cui avevano l'appannaggio, rifornirono i vari territori fungendo da collegamento tra l'Europa e l'Oriente. Nell'immaginario collettivo, si pensava che le spezie crescessero sugli alberi del Paradiso Terrestre tanto erano diverse e strane agli occhi di chi vi si avvicinava per la prima volta.

Molto costose, potevano essere utilizzate solo da persone appartenenti a un ceto sociale piuttosto alto che potevano permettersi di acquistare alimenti freschissimi e consumarli immediatamente con le preziose erbe aromatiche, che per venivano aggiunte alle pietanze all'ultimo momento. Il pepe, introdotto nel I secolo D.C. ebbe un successo immediato e straordinario.

I Romani costruirono addirittura dei depositi, i granai del pepe, per conservare questa spezia così particolare ed esotica. La pianta rampicante del pepe che tanto sapore aggiunge e dona alla nostra cucina, proviene dalle foreste tropicali dell'Asia. Dopo il crollo dell'Impero Bizantino, gli Arabi furono costretti ad abbandonare il controllo del mercato del pepe alle Repubbliche Marinare, in particolare a Venezia. La ricercata spezia bruna acquistò uno Status Symbol tale che in alcuni periodi superò persino il valore dell'oro. Il pepe nero è il risultato dell'essiccazione delle bacche raccolte non ancora mature dall'albero Piper Nigrum e risulta maggiormente piccante al palato. Per ottenere il pepe bianco, più aromatico e meno pungente, la bacca viene portata a completa maturazione finché non diventa rossa. 

Completato l'excursus storico di questa pianta così richiesta nell'antica Roma e prepotentemente usata ai giorni nostri, non rimane altro da fare che dedicarci alla regina delle ricette che appartiene alla tradizione romanesca e della quale è la degna protagonista. Gli spaghetti alla Carbonara.

Dopo aver rosolato il guanciale e preparato a parte l'uovo sbattuto con abbondante pepe e parmigiano reggiano, scoliamo la pasta al dente e mantechiamo il tutto.

Buon appetito!

martedì 24 maggio 2011

Il tuo momento di piacere

Per tutti gli insaziabili da cuore rustico, ma con in testa una precisa estetica del gusto. Per chi vuole sentirsi a casa, ma ama farsi sedurre da un piatto fumante. Per chi ha voglia di una serata diversa con lei, e per chi, invece, ama le grandi compagnie.
Ti aspettiamo, nel cuore di Roma, a un passo dalla Fontana di Trevi.


Osteria Allegro Pachino, il tuo momento di piacere.

giovedì 21 aprile 2011

Allegro Pachino: Tradizione e originalità


Venite a gustare i piatti tipici della tradizione romana, accanto alla famosa Fontana di Trevi.

Roma è tutta da gustare!

Osteria Allegro Pachino

http://www.osteriaallegropachino.com/it.html

venerdì 8 aprile 2011

Macaroni!

 
Roma è tutta da gustare!
Osteria Allegro Pachino

L'Osteria Allegro Pachino si trova nel centro storico di Roma, accanto alla splendida Fontana di Trevi. Arredato in legno,in uno stile rustico ma allo stesso tempo raffinato,è un locale dove si possono gustare i sapori della cucina tradizionale Romana , accompagnati da un'ottima scelta di vini. La cucina si cimenta nella tradizione dei piatti tipici Romani  come la pasta cacio e pepe, l'amatriciana , l'ossobuco alla Romana o le gustose puntarelle condite in salsa d'alici. Il carciofo Romanesco la fà da padrone; non solo perchè lo troviamo nei primi o nel tipico e gustoso carciofo alla Giudia, ma perchè ci accoglie in maniera particolare ed unica in splendide composizioni dove sembra quasi il fiore tipico di questa bell'Osteria!

martedì 15 marzo 2011

Osteria Allegro Pachino: La ricetta della felicità


Una vera esperienza culinaria a base di Tradizione e Fantasia.
I piatti tipici della cucina romana, preparati secondo ricette originali.

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lunedì 28 febbraio 2011

Peccati di gola



Si dice che mangiare occupi i primi posti nella classifica delle attività che rendono felice l'uomo. Non è un caso che questa nobile occupazione sia annoverata tra i vizi capitali, in mezzo ad altre cose che amiamo fare.
Le vie del gusto solleticano con energica pulsione corpo e mente. Aprono l'accesso a quel percorso di continua tentazione che spinge il nostro appetito. Punzecchiano, senza sosta.
Così, delle volte, non ci resta che cedere. Lo chiamano il prezzo della felicità. 

http://www.osteriaallegropachino.com/

lunedì 14 febbraio 2011

La festa degli innamorati

Vuole la storia che il Santo Patrono di Terni fosse riuscito a riconciliare una coppia di innamorati litigiosi regalando loro una rosa e invitandoli a tenerla tra le mani. Ecco la favola di San Valentino, come ce la raccontano. Con tutti gli ingredienti necessari.
Da allora, ogni 14 febbraio, le coppie festeggiano il loro amore. E lo fanno in faccia a passanti ignari, a occhi invidiosi, a sguardi curiosi. Lo fanno senza accorgersene, solo perchè si amano.


I sapori tradizionali della nostra cucina, aspettano le coppie della Capitale per un San Valentino speciale, accanto alla splendida fontana di Trevi.
Aperitivo omaggio per le coppie che prenotano da questa pagina:

http://www.osteriaallegropachino.com/osteria_pizzeria_roma_centro.php